Cosa imparare da altri progetti di valorizzazione di prodotti e servizi legati a territori protetti

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CatturaProdottiBellunesiQuali territori hanno saputo legare la qualità e unicità delle proprie produzioni alimentare e della loro ospitalità alla qualità e peculiarità dei luoghi? Che strategie hanno adottato? Il progetto “Softeconomy nelle Aree Protette dell’Appennino emiliano” dopo aver effettuato la ricognizione sui marchi e i progetti di valorizzazione già esistenti ha guardato ad altre esperienze di valorizzazione mettendole a confronto con una operazione di Analisi dei Benchmak .

Le buone pratiche prese in esame sono state:

  1. la Carta Qualità del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (BL),
  2. il progetto Qualità Parco del Parco Naturale dell’Adamello Brenta (TN).
  3. il marchio di Qualità ambientale del Parco Nazionale delle Cinque Terre (SP)
  4. il progetto Turismo e qualità ambientale e la Casa dei prodotti tipici del Dipartimento delle Alpi di Alta Provenza (Francia)

Dal confronto sono state tratte indicazioni utili all’impostazione del progetto con l’obiettivo di di prevenire criticità e prendere a riferimento modelli, strategie e attività da realizzare.

CatturaPaesaggiLiguri

La ricerca effettuata attraverso indagine web ha teso a selezionare esperienze di valorizzazione di prodotti agroalimentari e di strutture ricettive in stretta attinenza con territori soggetti a regimi di protezione ambientale come le aree protette. E’ stata data preferenza ad esperienze riconducibili a parchi che hanno intrapreso progetti di promozione di un proprio marchio di qualità ambientale per realtà imprenditoriali o associative di vario tipo che rispettano determinati criteri. Sono stati indagati i sistemi di regolazione e funzionamento di questi progetti di valorizzazione e le eventuali azioni comuni di promozione e commercializzazione. La ricerca è stata effettuata da Punto 3 la società che coordina le azioni comuni del progetto Softeconomy.

L’esame delle best practices selezionate ha portato a considerare due aspetti prioritari: la scelta del modello organizzativo e le scelte in campo di marketing territoriale.

Sul piano del modello organizzativo quello che presenta un maggior numero di punti forza prevede:

  • il rispetto di un disciplinare,
  • controlli di terza parte (presenza di un ente di certificazione).
  • una strategie di marketing territoriale.

Per seguire questo modello occorre:

  • possedere una struttura organizzativa solida, dotata di risorse umane e importanti risorse economiche;
  • rapportarsi con un tessuto imprenditoriale in grado di cogliere le opportunità del marketing territoriale ;
  • contare su una rete di relazioni con soggetti sia privati che del settore pubblico. Un esempio di questo modello è dato dall’esperienza del Parco Naturale Adamello Brenta.

In mancanza di queste condizioni, si prospettano due scenari:

1) dotarsi di un disciplinare dalla struttura snella, basato su criteri flessibili (in parte obbligatori, in parte facoltativi) con previsione di una soglia di accesso facilmente raggiungibile dalle imprese, con verifiche organizzate autonomamente dal soggetto promotore dell’iniziativa. Questa ipotesi è più facile da gestire e facilita l’adesione al progetto, ma incontra problemi di credibilità verso l’esterno.

2) non adottare un disciplinare proprio ma avvalersi delle certificazioni già presenti sul territorio fungendo da contenitore e amplificatore di realtà che già partono da una posizione di qualità e valore perché legate al territorio o perché rispettose dell’ambiente (come nel caso dell’esperienza del Dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza). Le attività del soggetto gestore si concentrerebbero su azioni di networking e promozione congiunta dei prodotti e servizi offerti stimolando la capacità degli operatori economici di sfruttare le possibilità del marketing territoriale. Questa ipotesi implica la realizzazione di una prima mappatura sui marchi ambientali esistenti e una valutazione sul numero complessivo di strutture ricettive e produzioni agroalimentari che li possiedono.

Sul piano delle strategie di marketing territoriale risultano vincenti le esperienze che puntano :

  • sul binomio produzione agroalimentare tipica e turismo
  • sui benefici che derivano da un regime di salvaguardia dell’ambiente come quello delle aree protette.

Il primo punto mira a porre come elemento di attrazione per i turisti la presenza di prodotti agro alimentari di pregio. I pacchetti vacanze e le attività di promozione rimarcano questo binomio valorizzando l’unicità e la qualità delle produzioni agroalimentari. Il binomio si traduce in concreto in una stretta collaborazione tra operatori economici diversi come albergatori, produttori agro alimentari, operatori turistici e commercianti.

Non da ultimo emerge come aspetto importante e trasversale alle esperienze di successo, il dato del coinvolgimento dei privati e in particolare delle imprese, non solo in fase di adesione al progetto di valorizzazione, ma anche nelle attività di promozione come per i progetti dell’Adamello Brenta e del Dipartimento Alpi dell’Alta Provenza, dove le pratiche di rete tra le imprese diventano protagoniste dello sviluppo territoriale.

Questo elemento del coinvolgimento attivo degli operatori economici locali si lega alla funzione di un eventuale marchio di riconoscimento per le strutture aderenti che lungi dall’essere semplicemente autocelebrativo, ha la finalità di creare sinergie tra operatori dello stesso settore e tra operatori di settori diversi di uno stesso territorio.