Aspettando San Martino nell’Appennino modense

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CatturaCamino2Nella montagna modenese il giorno di San Martino, 11 novembre, si festeggiava mangiando castagne e bevendo vino nuovo. Le famiglie si trovavano davanti ad un camino acceso o accendevano un falò e cuocevano le caldarroste bevendo vino nuovo perchè in quei giorni si compiva la svinatura.

L’Agriturismo biologico Cà de Frà, nelle vicinanze di Sestola, ai piedi del Monte Cimone nell’Appennino Modenese, aspetta San Martino celebrando il prodotto che caratterizza la stagione autunnale nonchè il simbolo dell’autentica tradizione locale: la castagna. Nella sera dell’8 novembre 2014 all’Agriturismo Cà de Frà verrà pertanto proposto un menù a tema con castagne, lambrusco e caldarroste cotte nel camino per riscoprire il frutto tanto conosciuto e consumato fin dall’epoca medievale dal quale dipendeva la vita delle popolazioni dell’Appennino.

L’economia di queste zone dell’Appennino ruotava, già nel medioevo, attorno all’ albero del castagno, marroni e castagne erano prima di tutto fonte di sostentamento, oltre che di ricchezza: questi frutti rappresentavano la base dell’alimentazione delle genti montane tanto che il castagno era comunemente chiamato l’albero del pane. Oltre che facilmente reperibili, questi frutti erano anche facilmente conservabili e questo ne assicurò la fortuna come merce di scambio anche per l’estero (nel Medioevo castagne e marroni degli Appennini emiliani arrivavano fino a Parigi e al Cairo). La leggenda narra che la diffusione su questi monti sia stata opera di Matilde di Canossa proprio durante il Medioevo.

Un’editto di Matilde di Canossa diede un importante impulso alla coltivazione del castagno: gli abitanti dei suoi domini dovevano disporre di una fonte di sostentamento certa, quando ancora la patata non c’era. Con l’ausilio e la sapienza dei monaci vengono moltiplicate le piante e messe a dimora in aree vocate, nel rispetto di un criterio agronomico che viene definito “sesto impianto matildico”, dove le piante di castagno, “allevate” in forma libera, sono disposte ai vertici di triangoli sfalsati ad una distanza di circa 10 metri.

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Se oggigiorno la superficie a castagneto è diminuita in favore anche di altre colture, i castagni, e in particolare il marrone, non hanno mai perso la loro importanza e anzi rappresentano una specialità culinaria a cui gli abitanti sono molto legati e che consente anche ai non locali di assaporare i gusti della tradizione.

http://www.agriturismocadefra.com