Castagne e vino: la tradizione del “fare San Martino” sul nostro Appennino

postato in: eventi, sapori | 0

castagne-3“A San Martino castagne e vino” è una frase che, sin da bambini, ricorre con l’avvicinarsi dell’11 novembre insieme al detto “A San Martino ogni mosto diventa vino”. Una tradizione, quella che lega la ricorrenza con i due prodotti più tipici dell’autunno, che arriva da molto lontano e che segnava una data di passaggio tra la stagione di lavoro e quella del riposo degli agricoltori.

L’11 novembre è una data simbolica che scandiva i ritmi dell’agricoltura e vedeva in questo periodo  i contadini concludere il loro lavoro per i padroni, in attesa di indicazioni per l’anno successivo.

Nel Nord Italia, specialmente nelle aree rurali, fino a non molti anni fa, tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc.) avevano inizio (e fine) l’11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l’inverno.

Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l’11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all’altro.

Ancora oggi “fare San Martino” (fèr Sàn Martèin, in dialetto modenese-emiliano), mantiene il significato di traslocare.

La loro buonuscita era fatta di prodotti preziosi offerti dalla stagione e, in questa fase dell’autunno, niente era più importante delle castagne e del vino, alimenti alla base del sostentamento di pastori e contadini, specie se vivevano in montagna. Sul nostro Appennino il castagno era detto l’“albero del pane”, i cui frutti venivano cotti arrosto, lessati, utilizzati per i dolci, oppure tramutati in farina.

Le castagne erano addirittura utilizzate come merci di scambio con chi abitava in zone prive di castagneti e spesso in montagna il baratto avveniva con un altro alimento particolarmente ricercato, il vino. Proprio per questi motivi era fondamentale avere il vino nuovo pronto entro la metà di novembre.

Il rito del vino nuovo e delle castagne assaporate in occasione dell’11 novembre, ricorrenza di San Martino, è diventato una vera e propria tradizione con sagre, fiere ed eventi in tutta Italia e quindi anche sul nostro Appennino, che di castagne e marroni vanta una notevole produzione.

A S.Annapelago di Pievepelago, nel modenese, è tradizione ritrovarsi in piazza per trascorrere un’allegra serata in compagnia attorno al fuoco, gustando “mondine” (così vengono chiamate le caldarroste in alcune zone dell’Appennino), vino nuovo ed altri prodotti tipici locali.5-web9-860x450_csole-luce-previsioni-meteo-dal-6-al-12-novembre-2015_484947

A Canossa e in altri paesi della provincia di Reggio Emilia tutti gli anni si svolgono fiere e feste di San Martino, dove, oltre alle degustazioni di vino e castagne, viene rievocato il taglio del mantello di San Martino, il vescovo di Tours che da giovane soldato donò il suo mantello ad un mendicante seminudo, facendo così – secondo la tradizione – fiorire l’estate dal freddo novembre, da cui la tradizione popolare dell’“estate di San Martino”.