L’albero del pane è tornato generoso

postato in: eventi, sapori | 0

IMG-20151018-00107Quest’anno l’“albero del pane” ha regalato una grandiosa raccolta al suo Appennino. I ricci sono infatti caduti in gran quantità tra le foglie arrossate dall’autunno e castagne e marroni si preparano ad arricchire la tavola dei montanari che custodiscono e tramandano gli antichissimi utilizzi di questi prodotti in cucina.

Quello che un tempo rappresentò una delle poche risorse alimentari per le popolazioni di montagna, tanto da essere soprannominato appunto “albero del pane”, oggi rappresenta ancora la fonte di un prezioso alimento dal punto di vista nutrizionale, la castagna, che con il tempo si è trasformata in un vero e proprio prodotto di nicchia insieme ai numerosi piatti derivati dalla sua dolce farina i quali costituivano l’antico pasto quotidiano d’Appennino.

Dal 2008 una vespa cinese affligge i castagneti in Italia e in altri Paesi europei provocando una drastica riduzione della produzione di castagne e marroni. Oggi fortunatamente l’esercito biologico di Torymus sinensis, un insetto antagonista messo in campo per combattere le larve di vespa cinese che si sviluppano sulle gemme dei castagni, cominciano a dare i primi evidenti risultati con la certezza che, nel giro di 6-7 anni dai primi “lanci” di Torymus, l’infestazione sarà completamente debellata.

IMG-20151018-00106Quest’anno infatti la produzione è stata molto più soddisfacente rispetto alle ultime stagioni, confortando gli animi dei produttori e degli appassionati che sono finalmente potuti tornare a casa con le “tasche piene” di castagne e marroni.

Ai vecchi montanari forse verrebbe da sorridere oggi di fronte alle centinaia di persone che affollano le numerose feste e sagre paesane che sulle nostre montagne ruotano attorno alla castagna e che vedono formarsi lunghe file davanti ad un caldarrostaio o soltanto per assaggiare un “ciaccio”. come-fare-bene-le-caldarroste-in-casaPerché una volta quei pasti davano gusto ad una tavola povera, sfidando l’inventiva e la fantasia delle donne che impararono ad utilizzare e trasformare le castagne in numerose pietanze. Dai “balòt”, le castagne fresche bollite in acqua, alle “frusàt”, più note come caldarroste fino alle “sorbolà”, castagne prima bollite nell’acqua e poi immerse nel latte. E poi, con la farina ricavata dalle castagne, “fritel”, “polénta”, “castagnàz” e “ciac’” conditi con la ricotta.

Una festa di profumi e sapori della tradizione montanara che per tutto il mese di ottobre rivive ogni anno nelle piazze dei paesi d’Appennino che espongono tra le vie del proprio centro storico castagne e marroni “in tutte le salse”, tra musica e mercatini di prodotti tipici.